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Zuppa alla santé

La ricetta di una zuppa buonissima che mi ha subito incuriosito per il nome e per l’accostamento particolare degli ingredienti. Scopriamoli insieme.

La ricetta è di zia Teresa, moglie del fratello del nonno di Emanuela. Abitavano a Bisaccia ma non sappiamo con certezza se zia Teresa fosse originaria proprio del paese.

Qualcuno di quella zona può darci conferma se è conosciuta anche da altre famiglie?

Per 6 persone:

  • 1lt e ½ ca di brodo di pollo o carne
  • 6 coste di sedano
  • 6/7 patate
  • 700 g di carne macinata
  • 1 uovo
  • parmigiano grattugiato
  • prezzemolo
  • aglio
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • olio per friggere

Prepariamo il brodo: mettiamo in acqua fredda un mezzo kg di carne per brodo. Quando arriva ad ebollizione, eliminiamo la schiuma con un mestolo forato. Dopodiché, aggiungiamo una piccola cipolla intera, qualche carota, un pezzetto di sedano. Mio papà metteva sempre nel brodo un cucchiaio di passata di pomodoro, perché gli dava fastidio vedere il brodo troppo bianco. In questo caso, invece, ci serve chiarissimo. Saliamo dopo un’oretta dall’ebollizione. Facciamo sobbollire per qualche ora, facendo restringere il brodo secondo le nostre esigenze.

Io l’ho preparato il giorno prima, in modo che la sera l’ho messo in frigo ed il giorno dopo l’ho sgrassato e filtrato.

Tagliamo più o meno sedano e patate delle stesse dimensioni, ca. un cm, e caliamo tutto nel brodo in ebollizione. Più o meno, la cottura sarà di un quarto d’ora, venti minuti.

Nel frattempo impastiamo le polpettine con l’uovo, il formaggio, il prezzemolo, il sale ed un poco di aglio se piace. Formiamo delle palline e friggiamole subito. Non devono colorirsi ma restare pallide.

Aggiungiamole al sedano ed alle patate già cotti, facciamo riprendere il bollore e spegniamo. Con il mestolo forato, togliamo la pellicola che dopo un minuto o due si formerà sulla superficie.

Serviamo con formaggio grattugiato e pepe. Volendo anche crostini di pane ed olio.

Io ed Emanuela ci siamo conosciute per caso.

Lei, come me, ha una pagina Facebook, https://www.facebook.com/sicaemanuela, ed un sito http://emanuelasica.blogspot.com/, dove abitualmente pubblica i suoi lavori, poesie, scritti, rubriche.

Non eravamo amiche neanche sui social, ma, ogni tanto, quando pubblicava qualcosa, per i misteriosi meccanismi che governano Facebook, vedevo il post.

Inizialmente, mi colpirono non soltanto i testi ma anche le immagini che li accompagnavano. Incuriosita, leggevo i commenti a questi post, tutti lusinghieri ed affettuosi. Tra i “fan più attivi”, scorsi il mio professore di filosofia del liceo, Luigi Anzalone. I suoi commenti, profondi e competenti, a testimonianza della persona carismatica e coltissima qual è, mi fecero pensare che Emanuela dovesse essere una donna di grande spicco.

Allora cliccai sul “segui” alla sua pagina facebook ed iniziai ad interessarmi a lei.

Una domenica mattina, il 3 maggio del 2020, lessi questo suo post:

“Dopo 15 mesi di dolore il Signore ha deciso che era giunto il tempo di accendere un faro nella notte, regalandomi la percezione della luce all’occhio destro. Può sembrare poca cosa ma per chi ha vissuto il tragico abbraccio dell’oscurità è un dono straordinario. Non so bene cosa mi riserverà il futuro ma desidero ringraziare tutti coloro che, con preghiere e amicizia sincera, mi hanno sostenuta.”

Scoprii, così, che Emanuela era non vedente.

Mi spiegai in questo modo diverse cose e, toccata dalla sue parole, le scrissi che, seppur la conoscessi solo attraverso qualche scritto, le auguravo di riacquistare presto la vista. Mi ringraziò.

Nacque così, quasi silenziosamente, uno strano rapporto, fatto di percezioni e ascolto.

Lei seguiva le mie ricette, dice che la mia voce la rasserena e le dà gioia. Io leggevo i suoi interventi, scoprii che è scrittrice ed avvocato, che ha partecipato a numerosi concorsi letterari e vinto innumerevoli premi, che da moltissimo tempo è impegnata nella lotta contro la violenza di genere.

Conobbi suo figlio Miky, un bambino di otto anni, che è un attore nato. Iniziò il nostro scambio di doni, io di dolci, lei di pensieri per me tra cui diverse sue pubblicazioni. Mi coinvolse con la partecipazione al libro “Rosso Vdg-0 Antologia sulla violenza di genere”.

Ci sentimmo al telefono qualche volta e ci ripromettevamo sempre di vederci appena i tempi sarebbero diventati più propizi, non soltanto per la pandemia.

Un paio di settimane fa, stanca di aspettare, le ho chiesto di organizzare una videoricetta insieme.

Siamo state entrambe felici di poterci finalmente abbracciare. E’ stato facile e bello stare insieme, lei un po’ preoccupata per la telecamera, io con i miei modi spicci e casalinghi.

Non so se lei stessa si percepisce come la vedo io e non so se lo stesso sarà per voi: Emanuela è bellissima, un sole che splende, una luce che abbaglia, una donna coraggiosa e battagliera, una mamma sempre presente, una testimone di realtà dolorose e scomode attraverso il suo lavoro di denuncia sociale.

Grazie Emanuela, riesci sempre a cogliere l’essenza delle cose e ad esprimerle in maniera poetica e struggente.

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