“Sabato andiamo al mare”.

Sabato andiamo al mare…

Enrico quella mattina mi telefonรฒ presto.

โ€œTi fa piacere se ti accompagno da Alberto?โ€

โ€œCerto.โ€

Quando venne, gli dissi che al lavoro, tempo permettendo, sarei andata a piedi. Non avevo piรน tutta questa esigenza di correre.

Alberto quel giorno mi spiegรฒ come aggiornare le schede dei pazienti e come regolarmi con appuntamenti e telefonate. Lui era un medico molto disponibile. Non lesinava la sua presenza e faceva piรน ore di ambulatorio rispetto a quanto gli fosse richiesto. Mi disse che mi avrebbe dato un paio di chiavi poichรฉ a volte poteva non essere presente.

In ogni caso il tempo passava in fretta, non era un lavoro faticoso e nemmeno noioso. Mi sembrava che la remunerazione fosse alta rispetto allโ€™impegno da svolgere. Forse perchรฉ serviva una persona di fiducia.

Erano quasi tre settimane che mi frequentavo con Enrico. Sembravamo una coppia.

Non avevo tante informazioni sulla sua vita. Lui parlava molto, ma raccontava piรน che dire. Aveva fatto in modo da lasciarmi intravedere le situazioni, senza darmi elementi concreti.

Non capivo perchรฉ non cercasse conversazioni, almeno telefoniche, piรน lunghe e frequenti.

Quella sera decisi di fargli qualche domanda durante il nostro saluto serale.

โ€œCiao Angela. Tutto bene?โ€

โ€œSi.โ€

โ€œIo sono in salotto. Ho cenato con โ€œdonna Elviraโ€. Stasera mi ha detto che mi vede su di giri. โ€œHai una luce negli occhi, cโ€™รจ qualcosa che non so?โ€ ha ottantacinque anni, ma non le sfugge niente. Ha lโ€™abilitร  di farmi sentire sempre come un bambino colto con le mani nella marmellata.

Risi. Me la immaginai seduta al tavolo da pranzo. Impettita e vestita elegantemente, come Enrico.

โ€œDove avete cenato?โ€

โ€œDa lei. La nostra casa รจ per metร  sua e per metร  mia. Divisa equamente. Abbiamo entrate diverse. Era la casa di famiglia, sono tornato quando mi sono separato. Dopo la morte di papร , mamma รจ rimasta a vivere con Anna, una donna che รจ stata sempre con noi, da quando eravamo piccoli. Perรฒ la casa era troppo grande ed era inutile tenerla aperta tutta. Cosรฌ ne ho approfittato io.โ€

Che strano, mi aveva preceduto, pensai.

Mentre lui parlava, lo vedevo seduto in salotto. Avrei voluto essere lรฌ e parlare da vicino.

โ€œMi senti?โ€ continuรฒ, โ€œnella divisione la casa รจ rimasta ad Adelia. Meglio cosรฌ. Era piรน sua che mia. Mi sentivo un ospite. I gemelli sono allโ€™universitร , ma vivono lรฌ mentre Vittorio lavora giร , รจ ingegnere. Solo Filippo ha scelto di studiare giurisprudenza e Beatrice vuole diventare dentista. Un bellโ€™impegno.โ€

Sentii un tintinnio nellโ€™orecchio. Mi disse che era il rumore del ghiaccio nel bicchiere. Stava bevendo un whiskey davanti al camino acceso. Io ero sul letto a gambe incrociate, nel mio pigiama a cuoricini.

โ€œTu che stai facendo, Angela?โ€

โ€œNiente. Sono in camera mia. Emanuela รจ di lร .โ€ Mi sentivo proprio banale.

โ€œSei in pigiama?โ€

โ€œNo, โ€ฆ ho la tuta.โ€ Mentii.

โ€œSabato andiamo al mare. Sono sicuro che ci sarร  il sole.โ€

Cercavo di allontanarlo il pensiero di sabato, perchรฉ una cosa รจ che nelle situazioni ti ci trovi ed unโ€™altra รจ programmarle ed immaginarle. Volevo sembrare una donna sicura di sรฉ, ma non lo ero affatto. Mi ero costruita una specie di corazza, che impediva alle persone di conoscermi veramente. Mostravo solo quello che volevo fosse visto.

Non avevo superato il fatto di non essere riuscita a costruirmi una famiglia e non mi perdonavo neanche di non saper essere felice, di non accontentarmi.

Chissร  se avessi sposato Giulio, oppure Lucio, oppure Amedeo oppure oppure oppure.

Con il passare del tempo, tutte le mie amiche si sposavano ed avevano dei figli. Perchรฉ io no?

Non potevo dire che assolutamente era stata la presenza di Emanuela ad impedirmi il matrimonio. Non avevo voluto. Le cose tiepide non mi erano mai piaciute. Vedere le mie amiche che la sera del sabato andavano a mangiare la pizza con i bambini e la domenica a pranzo dai suoceri oppure dai genitori, sentirle lamentarsi della routine e dei mariti, ingrassate e senza stimoli, mi faceva desistere da qualsiasi tentativo di convivenza. Davvero la felicitร  รจ ingoiare cibo affinchรฉ la realtร  diventi piรน bella ed accettabile, ingoiare ingoiare ingoiare per non dare voce al tuo malessere interiore?

Mi tenevo sempre impegnata. Mi faceva stare bene.

Che cosa avrei potuto offrire ad Enrico?

Anche fisicamente, certe cose mi piacevano del mio corpo ed altre no. Mi sarei fatta mille problemi a farmi vedere nuda.

Mi ero dimenticata di lavare i denti quella sera. Scesi dal letto quasi di scatto. Le considerazioni sulla mia vita mi avevano infastidita ed avevano cancellato il piacere della telefonata. Quando succedeva cosรฌ, mi arrabbiavo con me stessa. Andai in bagno, accesi la luce vicino allo specchio e mi guardai. Occhi scuri e rotondi, capelli corti e neri con qualche vertigine. Zigomi leggermente sporgenti in un volto regolare. La pelle liscia, le labbra carnose. Sfilai la maglietta del pigiama. Il collo era sottile, il seno ancora alto e sodo. Che cosa stavo cercando? Perchรฉ volevo farmi male? Dovevo smetterla, non potevo essere un cattivo esempio per Emanuela.

Tornai a letto. Lโ€™amore mi aveva delusa tante volte, in alcuni momenti credevo non esistesse.

Mi addormentai sulla frase โ€œSabato andiamo al mare. Sono sicuro che ci sarร  il sole.โ€

Quella notte sognai Enrico. Mentre facevamo lโ€™amore, mi chiedeva di sposarlo.

(7 Continua )

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Sono Antonietta Polcaro: cuoca, autrice ma soprattutto appassionata di cucina! Da anni condivido la mia storia e le mie ricette con tutti voi.

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