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Per Angela…

Antonietta Polcaro
Scritto da Antonietta Polcaro

La mia vita iniziò a piacermi. Un lavoro non stressante, la giornata scandita da ritmi tranquilli, Emanuela a cui potevo essere più vicina, ed Enrico. Pensare a lui mi riempiva il cuore.

Quando mi capitava di ritrovarmi da sola con Alberto allo studio, cercavo di portare il discorso su di lui, nella speranza di saperne qualcosa in più, di leggere nelle sue parole qualche dettaglio. Alberto gli era molto affezionato e ne aveva una grande stima. Si conoscevano da tantissimo. Quello che mi raccontava corrispondeva all’immagine che me ne ero fatta.

Anche con me era molto affettuoso, quasi paterno. Mi aveva preso a benvolere dal nostro primo incontro. Sicuramente sapeva che Enrico aveva affittato un appartamento per noi. Avrei desiderato parlarne, ma mi sentivo in imbarazzo. Troppo presto.

Era estate piena. Le scuole erano chiuse.

Un sabato andammo al mare ed Emanuela accettò di venire con noi. Ero tesa. Volevo che si piacessero. Entrambi furono molti educati. Enrico si interessò a lei.

La presenza di mia figlia mi metteva in soggezione, impedendomi di essere naturale. La sera ci fermammo a mangiare una pizza e l’atmosfera si fece più allegra e rilassata.

Il giorno dopo le chiesi cosa ne pensasse.

“E’ una persona molto premurosa, ma deve piacere a te, mamma.”

La abbracciai, stretta. Era pronta a tutto per me. Parlammo un po’ anche di lei, del suo rapporto con Federico. Cercava di aiutarlo dandogli conforto. Ogni tanto uscivano insieme, lei era molto protettiva nei suoi confronti. A mia volta, avrei voluto proteggerla dalla sua eccessiva sensibilità. Pensavo non fosse un bene a quell’età. I problemi degli altri diventavano i suoi.

Sempre nella mia visione “forzatamente” liberale, le avevo detto che quando avesse il suo primo rapporto avrebbe dovuto dirmelo. Non usai la parola sessuale, non ci riuscivo.

Dissi: “Quando ti spingerai oltre i bacetti, me lo dirai?, prometti?”.

Lei annuì. Il solo pensiero mi faceva stare male. La mia bambina. Dentro di me speravo che quel momento non sarebbe mai venuto. Il fatto che si fosse impegnata a dirmelo pensavo potesse essere un deterrente. Mi rasserenai.

Io ed Enrico stavamo organizzando qualche giorno di vacanza insieme. Ero felicissima, Emanuela sarebbe stata con Elisa e i suoi genitori a mare. Potevo stare tranquilla.

Una sera, sul tavolo della cucina nel nuovo appartamento, trovai un vaso di rose rosse. Alla base, appoggiata contro, una busta rettangolare bianca formato lettera. Sopra c’era scritto Per Angela con una grafia minuta e pulita.

Il mio cuore ebbe un tonfo. Una crociera nelle isole greche. Non ci ero mai stata, nemmeno in nave. Mi girai verso di lui e lo abbracciai, stringendolo forte. Un regalo per il mio compleanno, che ricorreva proprio nella settimana della nostra vacanza. Mai nessuno aveva fatto così tanto per me. Lo adoravo.

Ero elettrizzata. Non vedevo l’ora di tornare a casa ed iniziare ad organizzare le mie cose. Otto giorni, l’abbigliamento mi provocava un po’ di ansia.

Raccontai tutto ad Emanuela. Stavo iniziando a parlare più liberamente. Fu felice per me. Era la prima volta che non avremmo trascorso il compleanno insieme. Fece capolino un piccolo senso di colpa.

Nei giorni seguenti, Enrico mi disse che il suo regalo era incompleto. Saremmo dovuti andare in una boutique per scegliere un abito. Mi sentivo travolta.

Volli fargli anch’io una sorpresa. Cucinai nella “nostra” casa e lo invitai.

Uscita da Alberto, andai a comprargli un cd di Mina. Fu sorpreso di trovare la tavola apparecchiata con ricercatezza. Mi guardò interrogativamente. Io gli sorrisi e accesi lo stereo.

“Mi sei scoppiato dentro al cuore all’improvviso …all’improvviso … sarà perché mi hai guardato come nessuno mi ha guardato mai…. mi sento viva all’improvviso per te.”

Riuscii ad accompagnare i versi senza stonare. Ballammo, innamorati.

Quando Mina cantò “ Adesso…. arriva lui…. Apre piano la porta…Ha talento da grande …” non eravamo più in cucina.

Fu brutto lasciarci per andare a dormire in letti separati.

Il giorno in cui andammo alla boutique mi sentii molto “Pretty woman”. Le commesse non mi guardavano sbigottite ma gioivo delle sguardo di Enrico su di me, divertito, ammiccante, soddisfatto. Mi regalò molto più di un abito.

Ero due persone in una.

Facemmo l’amore.

Lo seguivo nel suo modo di essere e lo assecondavo, diventando spesso protagonista.

Quando restavo sola nel mio letto, scacciavo il pensiero molesto che Enrico volesse tenermi fuori dalla sua vita “ufficiale”.

Mi ripromisi che durante la crociera avrei cercato di capire meglio.

(13 continua)

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