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Parole, parole, parole

parole
Antonietta Polcaro
Scritto da Antonietta Polcaro

Parole, parole, parole

La mattina successiva mi alzai con una decisione.

Avrei parlato ad Alberto.

Mi sentivo pronta.

Quando arrivò, lo vidi tranquillo.

“Alberto, buongiorno, io mi…”

“Buongiorno Angela, scusa, prima di andare via devo parlarti..”

“Volevo dirti la stessa cosa….”

“Bene allora …verso la fine della mattinata. Il picco per i vaccini antinfluenzali sembra passato…”

Tornai al mio posto, con il cuore che batteva forte. Quelle ore furono la goccia che cade sulla testa del condannato sempre nello stesso punto. Uno stillicidio. Per l’ansia mi sudavano le mani. Non mi era mai accaduto.

Lo studio si svuotò e, finalmente, ci sedemmo di fronte, alla sua scrivania.

Anche lui era a disagio.

“Angela, non è facile per me parlare di sentimenti. Non sono abituato e non avrei mai voluto parlartene in questo modo.” Fece una pausa, sentivo la bocca asciutta. Lo guardavo fisso, avevo paura, ero cosciente che le sue parole mi avrebbero ferita.

“Poco dopo il tuo arrivo qui, ho frequentato più spesso la casa di Adelia. Immagino saprai già tutto. Ero amico di Enrico già prima che si sposasse. Ho assistito al loro matrimonio, ci vedevamo spesso.  Alti e bassi, come per tutti, tre figli, tanti impegni. Improvvisamente la separazione. Non mi schiero dalla parte di nessuno. Volevo bene ad entrambi. Dopo un primo periodo di euforia, Adelia cade in depressione. Non riusciva a realizzare il cambiamento che aveva immaginato, inoltre la presenza dei figli in casa faceva sì che si sentisse controllata e giudicata. Ha avuto bisogno di farmaci, l’ho aiutata, le sono stato vicino. A questo punto, Adelia permette ad Enrico, dapprima allontanato in malo modo, di riavvicinarsi. Lo conosci no?, è un uomo di cui difficilmente ci si può liberare, un uomo che impone la sua presenza facendola diventare una necessità. Un uomo ingombrante, ma per certi versi unico, intelligente oltremisura, animalesco. Riesce sempre a trasformare le cose in un vantaggio. Dico ad Adelia che questo non le fa certamente bene. E’ separata, ma di fatto è di nuovo dipendente da lui. Ne accenno con Enrico, gli dico che se ci tiene alla famiglia deve decidere, non è un bene per nessuno la sua costante presenza lì. Anche i figli ne risentono e non capiscono il suo comportamento. Li destabilizza. Inoltre Adelia non è che stia bene, per cui ce l’hanno con lui. Mi risponde di tenermi fuori, mi vuole bene ma quella è una decisione sua. Ad un certo punto arrivi tu. Enrico perde la testa come mai gli è successo. Allenta il controllo su Adelia. Lei è molto fragile, capisce come è successo sempre, che lui ha conosciuto una nuova fiamma. Dopo un periodo in cui si era leggermente trascurato nel vestire, riprende a mettersi in tiro, a curarsi in maniera maniacale. In fondo, nonostante tutto, Adelia lo ama. Tu inizi a lavorare qui. Mi infilo nei vuoti lasciati da Enrico, chiedo ad Adelia di vederci senza dirlo a lui, le trovo una brava terapeuta. Piano piano inizia a compiere i primi passi, si guarda intorno, ritrova lo spirito che l’aveva portata alla separazione. Ed io mi innamoro di lei. La vedo come un’adolescente, che piano piano si affaccia sul mondo, incerta, timorosa ma con la voglia di scoprire che cosa le riserva il futuro. Ho avuto paura di questo sentimento, dopo la morte di mia moglie mi sono isolato, negandomi ogni possibilità. Mi vedi, sono un uomo comune, pure un poco tracagnotto, mi piace starmene da solo. Adelia è stata la primula sulla vita piuttosto mediocre che ho vissuto finora. Anche lei, non so se è stata la riconoscenza, ha manifestato nei miei confronti un sentimento diverso. Mi teneva la mano e mi raccontava i suoi progressi. Vedevo la luce nei suoi occhi. Un giorno ci siamo baciati ed è stato come rinascere. Angela, mi viene da piangere, scusami, mi commuovo, alla mia età… Timidamente abbiamo iniziato ad amarci, lei ha smesso anche con i farmaci. Un giorno Enrico ci ha scoperti abbracciati, ha urlato che l’avevamo tradito, perché aveva dovuto saperlo così? Fece una scenata terribile. Era semplicemente una scusa. Non avrebbe mai accettato che la moglie potesse rifarsi una vita con uno dei suoi amici ma, forse, neanche con un altro. Iniziammo a litigare. Mi ripeteva continuamente che ero stato sleale. La telefonata che hai sentito l’altra mattina era per questo motivo. Io sono intenzionato a continuare il rapporto con Adelia. Non so che dirti, sono sicuro che Enrico ti ama. Ho voluto parlartene perché non mi sembrava giusto nei confronti di nessuno. Perdonami per il male che ti sto facendo. Ci sono altri dettagli in cui non entro, perché non spetta a me.”

Ero annichilita. La realtà mi sembrava peggiore dell’immaginazione. Chi era Enrico? In quali mani ero finita?

Rassicurai Alberto e lo ringraziai per aver parlato. Gli confessai di aver udito la telefonata ed aggiunsi che quel pomeriggio non sarei andata. Avevo intenzione di parlare ad Enrico. Perciò si aspettasse delle ritorsioni. Mi rispose che avrebbe evitato in tutti i modi di sentirlo o vederlo.

Quando Enrico venne a prendermi, si accorse subito che era successo qualcosa. Non lo salutai neanche, gli dissi che verso le due, sarebbe dovuto venire a casa. Dovevo parlargli, appena fosse uscita Emanuela.

Restò in silenzio, il tragitto fu interminabile e carico di tensione. Quando scesi, lo salutai con un laconico ciao.

Manuela arrivò da scuola. Mi trovò che stavo impastando i grissini. Avevo bisogno di certezze, di fare qualcosa con le mani, di pensare che avessi tutto sotto controllo.

La tranquillizzai, però non avevo fame.

Le due.

Andai ad aprire. Mi sentivo tremare dentro.

Con tono impersonale, gli dissi di sedersi su uno sgabello in cucina. Avremmo parlato mentre io facevo i grissini.

Era a disagio, impacciato. Non era abituato a prendere ordini.

Esordii, controllando la voce: “Alberto mi ha detto tutto” e lo guardai fisso negli occhi, in attesa.

Non rispose. Pensava, forse, che io volessi continuare. Invece no, non gli avrei fornito appigli.

Dopo un po’ iniziò: “Angela… ti chiedo scusa. ….. ho sbagliato. Perdonami.”

Cercò di accarezzarmi la mano che in quel momento tagliava una fettina di impasto.

Sentivo una grande rabbia montarmi dentro, avrei voluto aggredirlo, scagliarmi contro di lui, provocargli dolore.

Restai muta, fingendo indifferenza e fissando il filo di pasta che docile si stendeva da un capo all’altro delle dita.  Non dovevo aiutarlo.

“Perché non mi guardi e non dici niente?”

“Suggeriscimi cosa dovrei risponderti, tu che sei così bravo..” mi uscì in un sibilo.

“Angela scusa,…perdonami, io ti amo..”

“No Enrico, non devi iniziare dalla fine. Voglio sentire dalla tua voce ciò che è successo.”

Lo vidi stupirsi, la sua faccia assunse un’espressione interrogativa. Non si aspettava tanta fermezzanelle mie parole.

Reagì con impeto.

“Che cosa vuoi che ti dica! Non l’ho fatto apposta! Non avresti lasciato il lavoro al supermercato se quello da Alberto non fosse stato migliore economicamente! D’altronde non ho fatto niente di male, ti ho solo taciuto una cosa! Ho versato tutti i mesi ad Alberto una parte del tuo stipendio, questo è tutto. Ti sembra così grave?”

Il filo di pasta che avevo tra le mani si spezzò.

“Che cosa stai dicendo?” urlai, sgranando gli occhi e avvicinandomi a lui.

Mi guardò incerto.

“Scusa … hai detto che sapevi tutto….”

“Tutto che….? Sei una persona orribile, un mostro, un falso, un uomo odioso e cattivo, pieno di sé …ti odio…. esci da questa casa subito… non voglio vederti mai più…” non riuscivo a fermarmi, ero fuori di me. Era ancora più grave di quanto avessi immaginato.

Mi guardava esterrefatto. Non capiva.

Esplosi.

“Non ti sembrava abbastanza aver scoperto che vuoi obbligare Alberto a lasciare Adelia perché tu non vuoi che stiano insieme? Che devi continuare ad avere questo rapporto ambiguo con la tua ex moglie che mi hai accuratamente tenuto nascosto? Hai una visione completamente distorta della realtà! Tutte le tue teorie sull’amore, sui problemi che devono essere tenuti fuori … sei un bluff… ecco cosa sei… un ridicolo bluff, patetico, meschino…. ti odio… non voglio vederti mai più …vai via”

Feci una pausa. Mi versai un bicchiere d’acqua e bevvi. Abbassai la temperatura del forno, invertii le teglie all’interno.

Lo guardai come si osserva un insetto riprovevole al pensiero di sentirselo addosso. Ebbi un moto di disgusto.

Disse: “Angela, ti prego, calmati…Ora ti racconto tutto.”

“E’ inutile. Qualunque cosa mi dicessi in questo momento non ti crederei. Non hai giustificazioni. Vai via, per favore. Lasciami sola.” Stavo per cedere e mettermi a piangere.

Fece un respiro profondo, riacquistando la sicurezza di sé: “Capisco che sei arrabbiata e delusa, perciò per ora rispetto la tua decisione Angela.  Però ti amo e non voglio perderti. Ne riparleremo.”

Mi riscossi dai miei pensieri. Ero rimasta appoggiata allo stipite del balcone in canottiera. Si era fatto buio. Avevo ripercorso la mia storia con Enrico, lì davanti ai vetri. Avevo ancora le sue ultime parole nelle orecchie: “ti amo e non voglio perderti, ne riparleremo.”

Dovevo accendere la luce. Avevo freddo. Era successo di nuovo. Ad un certo punto dei miei amori, mi rendevo conto di non valere quanto mi aspettavo e distruggevo.

Con Enrico era stato peggio. Non capivo cosa ero stata per lui. Di certo, io lo avevo amato.

Misi il pigiama a cuoricini e andai a sedermi sul divano. Accesi la tv. La voce di Michael Bublè cantava Let it snow, let it snow, let it snow.

Quasi Natale, non me n’ero accorta.

(Fine)

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