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Le regole della cena al Nima sushi e uramakeria.

Le regole della cena al Nima sushi e uramakeria.
Antonietta Polcaro
Scritto da Antonietta Polcaro

Le cose utili da sapere quando si mangiano sushi e uramaki in un locale “cool”.

Le regole da seguire per affrontare una serata a base di sushi e uramachi in formula “All you can eat”

Il fine settimana scorso abbiamo fatto una sorpresa ad Alessia e siamo andati a trovarla.

Lei aveva già preso appuntamento con una sua collega, Stefania, per il venerdì sera: a cena al Nima sushi e uramakeria di Giussano.

Insistette perché andassimo anche noi, sebbene conosca la nostra riluttanza verso quella tipologia di cibo.

“Mami” mi disse, “non ti preoccupare, si può mangiare anche pesce più normale non solo suchi. Solo dobbiamo essere lì per le 19.45. Abbiamo a disposizione per cenare un’ora e venticinque minuti.”

Arriviamo dunque al Nima sushi e uramakeria

Alle 19.45 esatte entriamo nel ristorante, un locale moderno dalle luci soffuse. Una bella e giovane cameriera ci conduce al nostro tavolo, ricordandoci di essere precisi: alle 21, massimo 21.10 dobbiamo lasciare il tavolo per i clienti successivi.

Prima regola: cena a tempo.

Mi siedo, mi guardo intorno, una grande cucina a vista dove tanti ragazzi orientali lavoravano alacremente il sushi, gli uramaki e altre prelibatezze. E’ un bel vedere.

Prendo il menù, chiuso a libretto e composto da tre fogli stretti e lunghi: moltissime le proposte, tutte corredate da una piccola foto e da una descrizione scritta in caratteri piuttosto minuscoli. In totale sei pagine di menù.

Mi oriento con le foto: sull’ultima pagina vedo un filettino di tonno scottato. Aggiungerò dei gamberi in tempura. Tiro un sospiro di sollievo.

Arriva la cameriera di prima e sento Alessia e Stefania ordinare “All you can eat” per quattro con una prima scelta di uramaki. Ovviamente li sento nominare per la prima volta.

Sto per dire che io e Carmine non vogliamo “All you can eat”, quando mi spiegano la seconda regola: allo stesso tavolo si fa tutti “All”, oppure tutti alla carta.

Giusto, considero con la mia logica spicciola da massaia, altrimenti c’è il rischio che chi sceglie All ordina pure per gli altri.

La cameriera ci tiene a precisare “lo so signora, non è sicuramente il vostro caso, però è la regola, sa.. per i ragazzi.. ”. Costo del menù All € 26.

Proseguo con il mio ordine, ma scopro che il filettino è fuori menù, anzi io ho in mano il menù alla carte perciò me ne viene dato un altro. La cameriera, molto gentile, mi concede ancora qualche minuto per decidere. “Torno tra poco”.

Guardo sconsolata l’elenco di foto, mentre Alessia e Stefania, tanto ciarliera, si ripassano quello che hanno ordinato e cosa decidere per dopo.

Nel frattempo Carmine, che come ogni marito, vuole sempre dalla moglie le risposte, mi mette il menù sotto gli occhi e mi fa l’elenco di quello che avrebbe scelto. Io annuisco distrattamente, secondo me una cosa vale l’altra. Mi concentro sulle insalate ordinabili per una sola volta a persona: sempre riso, verdurine e qualche pezzetto di pesce crudo. Passo. Alla fine, ordino soltanto un piatto, composto da tre gamberi in tempura con pasta fillo con un sovrapprezzo di due euro.

Stefania chiede un calice di vino rosso ma ne hanno una sola tipologia ed è terminato.

Iniziano ad arrivare gli uramaki: ogni ordine è composto da otto anelletti uguali, prevalentemente riso, bianco o nero, tenuto insieme dalla sottilissima foglia di alga nori, all’interno un tondino di gambero impanato o tonno, o salmone, o avocado. Sopra verdurine, pomodori, spezie, salsina, tutto tagliuzzato piccolissimo.

Insomma, ogni roll è composto da almeno cinque sei ingredienti: tenuto conto delle dimensioni, circa due centimetri di diametro ed un centimetro di spessore, non si assaporano tutti. Domina il riso e la salsa, oppure il riso e il pesce crudo. Sono più o meno tutti simili.

I gamberi buonissimi ma sono solo tre e finiscono subito. Ne ordiniamo ancora due porzioni insieme ad altri uramaki e del sushi per Alessia e Stefania, che sono comunque costrette a finire tutto. Non possono lasciare nemmeno un pezzetto di sushi, neanche nel piattino in cui stanno mangiando, perché, scopro, altrimenti non si può ordinare altro. Terza regola.

Io ho assaggiato e mangiato solo l’interno, come potete vedere dal mio piatto in foto.

Le regole della cena al Nima sushi e uramakeria.

Sono quasi le nove, bisogna chiedere il conto.

Torna la cameriera, sempre la stessa. Ha un piccolo block notes in mano. Guarda i residui roll e suchi nei piatti al centro e dice: “Mi dispiace, ma noi applichiamo il principio della lotta agli sprechi alimentari, perciò per ogni roll non mangiato, dovreste pagare una penale di un euro. Ora io, invece di 15/16 euro, metterò nel conto solo cinque sei euro. Va bene?”

Io devo avere l’espressione più stranita di tutti perché lei parla rivolgendosi a me. Velocemente penso agli otto rotolini di una porzione contro i tre gamberi con sovraprezzo. Si chiama lotta agli sprechi?

Le rispondo: “Va bene perché non ho scelta, ma sicuramente non condivido. Avete una politica così aggressiva nei confronti del cliente! Sembra sia un nemico.”

“Signora mi dispiace, è la regola! Altrimenti i ragazzi ordinano ordinano…” E siamo arrivati alla quarta regola.

Mi guardo intorno in cerca di questi ragazzi terribili: il locale è molto ben frequentato, forse non è l’ora per la gioventù

Mentre sto uscendo, la cameriera mi ferma e mi dice: “Signora non posso dirle arrivederci perché so che non tornerà più.”

Mi fa tenerezza questa ragazza così carina costretta ad interpretare un ruolo che forse non le appartiene, altrimenti non avrebbe cercato la mia comprensione.

Le dico che è bellissima ed è vero. Cerco anch’io la sua comprensione: le faccio notare che è difficile stabilire in un’ora e venti quanto potrò riuscire a mangiare. Mi scuso, ma tutte quelle regole da masochisti non fanno per me!