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I Giaguari a Sanremo.

Antonietta Polcaro
Scritto da Antonietta Polcaro

Pochi giorni fa, di ritorno dalla palestra, seduta sul divano con mio marito in un momento di pausa con la  tv accesa, passa lo spot di Claudio Baglioni per Sanremo. E’ da qualche settimana che in televisione ci bombardano con la promozione del 69° edizione del Festival della canzone.

Inutile girarci intorno, sia lui (quello del “passerotto non andare via”) che il Festival esercitano ancora un grande fascino. Improvvisamente mi ricordo che Carmine (mio marito), qualche anno fa (ahahaha), ha partecipato con il gruppo dei Giaguari alla selezione di Sanremo Giovani: così mi salta in mente l’idea di fare a lui e ad Adelson Nutini, gli ultimi due componenti del gruppo, qualche domanda curiosa.

Subito una delusione: Adelson non partecipò al festival perché in quel periodo era partito per fare il soldato.

Allora che faccio rinuncio? Non sia mai, non mi resta che intervistare mio marito!

Che ricordi hai di Sanremo?

Era il 1970 ed Ezio Radaelli crea il Canteuropa, uno show itinerante con lo scopo di portare la musica italiana in varie città d’Europa. La prima esibizione si teneva all’Ariston di Sanremo in settembre ed era divisa in due serate; quella dei giovani, il sabato, e quella dei big, la domenica, con una carrellata di grandi nomi legati a Radaelli dalle esperienze del Festival di Sanremo, che aveva seguito, con diverse interruzioni, dal 1959 al al 1976, talvolta in collaborazione con Gianni Ravera.

I Giaguari, di cui facevo parte, come si legge sul manifesto, gelosamente conservato, vengono indicati “tra le ultime scoperte che debuttano nel  mondo della musica leggera”, interpretavano un brano di Enzo Salineri, altro irpino, dal titolo “Signore perdona”, rimasto poco conosciuto. Adelson fu sostituito da Antonio Musto.

Chi erano I Giaguari?

Un complesso vocale strumentale di cinque componenti che erano soprattutto cinque amici; oltre a me, Enrico e Tonino Silvestri, Manlio Piccolo ed Adelson Nutini.  Il gruppo è nato nel 1964 e ha avuto, soprattutto in Campania, un discreto successo, grazie anche al primo  posto che abbiamo conquistato  in una selezione organizzata da Don Backy, il celebre chitarrista di Celentano.

La considero un’esperienza meravigliosa. E’ un sentimento difficile da descrivere. Abbiamo fatto divertire gli altri, ma soprattutto noi stessi, ci siamo esibiti negli ambienti più vari, dal matrimonio alla serata di gala in Prefettura. E poi la grande emozione della serata dei nostri “primi” 50 anni organizzata nel 2014. In realtà il più nostro più grande successo è nel bellissimo rapporto creatosi nel gruppo.

Raccontaci qualche episodio di quella vostra esperienza sanremese

Il viaggio. A ripensarci, massacrante; cose che si possono fare quando sei giovane e ti sostiene una grande passione. Ero l’unico del gruppo ad avere vincoli lavorativi. In quel momento sostituivo il direttore del Banco di Napoli di Sant’Angelo dei Lombardi ed il regolamento del Banco proibiva esplicitamente tutte le attività che non fossero “compatibili con il decoro del bancario”. Quindi tutto aumm aumm, al punto che avevo portato con me la seconda chiave della cassaforte: non avendo potuto dire che mi assentavo, nessuno avrebbe potuto aprirla! Partimmo verso le 6 del pomeriggio da Avellino con  la 1500 Fiat, nel cui portabagagli sistemammo al meglio gli strumenti.  Eravamo stipati come acciughe. Arrivo alle tre del mattino, sistemazione in albergo, sveglia alle 8, prove fino alle 14 e ritorno in teatro alle 20. Ripartenza all’una del giorno dopo. Purtroppo non vincemmo.

E com’è finita, allora?

Solo quattro cinque ore in giro per la città, affollatissima. Eravamo goliardici ma sempre ragazzi di provincia. C’erano fiori dovunque, atmosfera festosa, caccia all’autografo dei tanti “mostri sacri” della canzone, da Domenico Modugno, a Gigliola Cinquetti, a Michele ai Rokes, e tanti altri. Ovviamente noi non abbiamo resistito alla tentazione di una foto insieme.

Cosa si prova su quel palco dell’Ariston?

Il palco dà soggezione: enorme, addobbato sempre con fiori stupendi, ma lontano dal pubblico, con poco calore. Per noi, abituati alle piccole sale da ballo, sembrava anche più grande. E poi, trovarci a dividere quegli spazi con i mostri sacri, i nostri idoli di quel momento, era un’emozione impagabile.

Che differenze trovi tra la musica di quel periodo e quella attuale?

Oggi i brani sono costruiti al computer e destinati  al consumo immediato. Peppino di Capri mi diceva: prova a domandare, anche ad un appassionato di musica, quali canzoni ricorda degli ultimi dieci festival. Sarà difficile avere una risposta. Mi sento perciò un fortunato ad aver vissuto un periodo di canzoni più semplici, ma più immediate che sono rimaste nella mente e nel cuore di tutti.

Va bè, mi ero immaginata chissà quali grandi cose e poi quando ci siamo conosciuti mi hai raccontato che eri stato sul palco con Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti. Mi avevi pure detto di aver partecipato a Sanremo giovani e ora scopro che si chiama Canteuropa … Va bene come sempre hai imbrogliato… hai colorato la realtà..

Hai ragione ma il fine giustifica i mezzi … e mi fa l’occhiolino!

Per farti perdonare, raccontaci l’episodio di Adelson..

Suonavamo alle Rocce Rosse a Salerno, un night club molto esclusivo, che si affacciava direttamente sul mare. Adelson era il più piccolo del gruppo, quando abbiamo iniziato a suonare frequentava gli ultimi anni delle scuole superiori. La mamma non l’aveva mai sentito suonare, così, insieme al fratello, una sera ci raggiunse al locale. Durante la serata non si facevano pause, perciò suonavamo ininterrottamente  mentre Adelson cantava. Ad un certo punto, nel silenzio più totale di un’atmosfera esclusiva e discreta, la mamma, vedendo  Adelson tutto sudato, si avvicina al figlio e fa: “Adelsòn ta misa a maglia ‘e lana?”. L’eco degli altoparlanti diffuse  la voce dalla bella inflessione dialettale per tutta la sala. Un attimo di gelo, Adelson si guardò intorno smarrito, poi tutti a ridere…

A questo aneddoto rido sempre, mica come quando ti ascolto raccontare per la centesima volta la stessa barzelletta, che mi fai venire un nervoso… chiudiamo con Manlio ora.

Manlio era incaricato alla contrattazione del nostro cachet. Gli avevo detto di dire che noi prendevamo 500 mila lire a serata, ma di considerare che saremmo potuti andare anche per trecento. Lui mi prese in parola. Andando a contrattare disse: “ Noi ci prendiamo cinquecento mila lire, ma tenete presente che veniamo anche per trecento!”

Gli occhi di Carmine, mentre ride, diventano lucidi e non solo per l’allegria dell’episodio.