Cucina romana, “me te magno”.

Per festeggiare il compleanno appena trascorso con le mie figlie ci siamo ritrovati a casa di Eugenia a Roma.

Non avevamo pensato a prenotare in anticipo la cena per sabato, quindi tutti i ristoranti più tipici erano al completo.

Improvvisamente mi ricordo di un locale dove avevamo cenato diversi anni fa, molto carino. Tramite un amico, abbiamo recuperato il nome e siamo stati fortunati: c’era l’ultimo tavolo disponibile.

Trattoria “Dal Cordaro” a Porta Portese, una minuscola costruzione a ridosso delle mura aureliane, un tavolo per quattro poco più grande di un banco scolastico.

Essenziale, mura a vista, soffitto basso in legno, proprietari simpaticissimi. In attività dal 1922.

Aprendo il menù, mi ricordo perché mi era rimasto impresso: servono una sola tipologia di pasta, tagliolini freschi all’uovo, fatti in casa, nelle varianti tipiche romane.

Ordiniamo, facendo precedere il primo da un antipasto composto da carciofi alla romana e puntarelle, serviti con pane caldo. Una squisitezza, che ve lo dico a fare!

Il vero capolavoro sono stati i primi: rigorosamente serviti nei piatti “cupi” (fondi), con la pasta spolverata di abbondante formaggio pecorino grattugiato.

Osservando la mia porzione ed impugnando la forchetta, mi sono sentita Alberto Sordi davanti alla sua spasella di spaghetti!

Avevo scelto una amatriciana: avevo proprio voglia di pomodoro!

Un tripudio: la tipologia concava del piatto permetteva di avvolgere i tagliolini sulla forchetta intrisi del sugo denso e corposo di salsa e guanciale; la rugosità della pasta all’uovo ne consentiva l’assorbimento su ogni singolo filo; la consistenza fresca del tagliolino regalava al boccone una masticazione morbida e piuttosto veloce!

Avevo voglia di un altro boccone mentre ancora stavo masticando!

Sono le otto del mattino ed io volentieri ne mangerei un piatto!

Stessa cosa dicasi per il cacio e pepe, la carbonara, la gricia.

Ognuno di noi ha ordinato un piatto diverso. Come di consuetudine, c’è stato l’assaggio collettivo!

Emanuele, giovanissimo nipote dei proprietari ci racconta dell’origine: il nome “cordaro” origina dal luogo. Di fronte al ristorante, adiacente allo storico  Porto di Ripa Grande, ci sono i resti di una corderia, dove avveniva la preparazione delle corde per le barche papali e  dove venivano riparate quelle usate per tutte le attività commerciali.

Sono rimasta talmente stupita dall’accostamento inusuale della pasta fresca con i vari intingoli che sicuramente cercherò di riprodurre il piatto.

Non si può immaginare di rinunciare al piacere di un piatto così unico ed eccezionale!

Vi è venuta l’acquolina in bocca?

  • Ps: foto (dal sito) di tagliolini con sugo di coda . Purtroppo non ho pensato a fotografare il mio piatto! Solo dopo aver mangiato, ho realizzato che un primo simile dovesse essere raccontato!