Compiere cinquant’anni, anzi… oggi cinquantatrè.

Quando ho compiuto i cinquanta, non me ne sono accorta. Ho festeggiato con la mia famiglia in senso stretto, poco più di dieci persone. Mamma e papà se ne erano andati da poco.

Avevo spesso sentito dire da altre donne che compiere cinquant’anni non significa niente, sei ancora giovane, soprattutto oggi, la vita non cambia, è vero arriva la menopausa, ma che rappresenta?

Quando ho spento le candeline mi sono sentita felice. Un fisico discreto e un aspetto giovanile, i miei affetti vicino, una certa serenità per il futuro. Di fatto nulla era cambiato.

A volte, durante la giornata, sopraggiungeva una certa malinconia. Saranno gli ormoni, pensavo.

Improvvisamente, si manifesta l’esigenza imperiosa di ripercorrere la mia vita, riversando su carta tutto quello che avevo dentro. Al fotofinish, pezzetto dopo pezzetto. Non so dire se ho impiegato più tempo a scrivere o a piangere.

So che ad una prima scrittura mi sono fatta malissimo, scrivevo di getto, così come arrivavano i pensieri. La sera ero distrutta, andavo a letto tutta ammaccata.

Il giorno dopo leggevo e correggevo.

E’ stato come essere andata in analisi, sono stata il medico di me stessa, io che dallo psichiatra ci sono stata veramente, in un periodo della mia vita in cui non vedevo la luce. Fu bravo, dopo sette mesi iniziai di nuovo a camminare da sola. Tra noi nacque un sentimento di stima reciproca, che dura tuttora. Gli ho chiesto di far parte del mio progetto di casa virtuale, perciò sicuramente lo conoscerete.

Sono stata la più agguerrita nemica di me stessa: una volta, non molti anni fa, mi sono definita “una donna senz’arte né parte”. Ridevo mentre lo dicevo, stavo ringraziando delle persone, spiegando come mi sentissi cresciuta di fronte a certi compiti assolti. Avevo detto di me una cosa orribile, pensavo forse di essere spiritosa? Come potevo farmi così male?

Niente di quello che avevo fatto nella vita mi era mai sembrato valevole affinché io dicessi a me stessa: brava, hai fatto una cosa buona. Niente era mai sufficiente affinché gli altri mi apprezzassero.

Ho delegato ad altri la mia felicità. Io, da sola, non ero stata in grado di realizzarmi. Non mi sono mai perdonata di non essermi laureata.

Fino a un paio d’anni fa, spesso, soprattutto al telefono, quando mi presentavo, dicevo sono Antonietta, la moglie di…, la figlia di…, la mamma di.. “perché, chi avrebbe potuto ricordarmi o riconoscermi senza specificare l’appartenenza?”

Ho sempre pensato di non avere qualità particolari. Ho letto la mia voglia di stimoli nuovi e conoscenza come conseguenza del fatto di non aver trovato la mia strada, di non aver fatto scelte giuste, di non essermi adeguata. Non ho mai pensato di avere una personalità molteplice, quanto piuttosto una personalità fragile e problematica.

La pubblicazione del libro mi ha gratificata: una combinazione, una cosa carina, che però alla mia vita reale non aggiungeva granché.

La cosa più bella e straordinaria è stata scoprire che la gente mi vuole bene. Non me l’aspettavo. E’ stata scoprire la vicinanza delle donne e la loro sensibilità.

Così ho detto basta, devo smettere di piangere e pensare a ciò che non è stato, devo essere clemente con me stessa così come lo sono con gli altri.

Ho pensato che sono ancora in tempo per decidere di essere contenta della donna che sono, una come tante, senza che questo rappresenti una diminutio. Una donna che fa il suo dovere nella vita che le appartiene, cercando sempre di farlo come meglio può, ritagliandosi degli spazi tra mille sensi di colpa. Nel tempo mi sono convinta, forse sbagliando, che siamo tutte uguali.

Forse è vero che a cinquant’anni si fanno i bilanci, ma è vero anche che a cinquant’anni si può decidere di ricominciare da se stessi.

Lo sto facendo insieme a voi, tra ricette, racconti, ricordi, gite fuori porta. Non è mai troppo tardi per provare ad essere felici.

Un progetto per essere forte, per essere di aiuto a chi, come me, è stato in difficoltà, a chi a cinquant’anni o più si trova a fare i conti con il nido vuoto, con la carenza di rapporti umani, con la paura del futuro.

Grazie della vostra presenza e dei vostri messaggi affettuosi.

Oggi è sicuramente il più bel compleanno della mia vita.