ANSIA

L’ansia si sveglia al mattino insieme a me. Anzi, mi fa compagnia durante la notte, perché, nonostante metta la sveglia sul cellulare, per non farla suonare dormo con il pensiero di svegliarmi prima, in modo che quel suono sgradevole non mi colga mentre dormo. Perché pensateci: le suonerie sono tutte antipatiche ed odiose. Mettono l’ansia!

A malavoglia mi alzo, nonostante non è che volessi continuare a dormire. Uffa. Mi scoccio di affrontare i miei malumori, mi scoccio di andare in ufficio a fare un lavoro ripetitivo, mi scoccio di avere una giornata sempre uguale. Con questi pensieri arrivo in cucina. Accendo la macchinetta del caffè espresso e riscaldo la tazza nel microonde. Ne preparo uno doppio e carico, mi dirigo verso il divano, recupero il telecomando della tv mimetizzato tra tablet, pc, caricabatterie vari, cuffiette, accendo su Tg5 Prima Pagina, siedo, raccolgo e piego le gambe di lato, aggiusto i cuscini per stare più comoda, bevo finalmente il mio caffè. In dialetto si direbbe: “Cchiù a ‘mpresa che ‘a spesa” (traduzione l’utile non vale l’impresa), perché … il caffè è già finito!

Allora alzo lo sguardo sullo schermo, ascolto i servizi ma le notizie, man mano, mi scoraggiano. Sono una sintesi, perciò se mai ce ne fosse una buona, in quello spazio non la darebbero. La migliore può riguardare il calcio. Certe volte, faccio un po’ di zapping e mi fermo sui cartoni di Italia 1.

Assaporo i ricordi insieme alla sensazione di benessere che mi genera Heidi mentre prepara il formaggio con il nonno. Vorrei vivere in un cartone animato! Mi impongo di fermarmi ad ascoltare le previsioni del tempo per sapere se uscendo dovrò portarmi l’ombrello. Sto attenta. La cartina dell’Italia mi piace, mi ricorda le scuole elementari. Parte dal Nord Ovest, quindi penso ad Alessia che uscendo prenderà l’auto, è importante sapere se troverà pioggia, me la immagino, è un attimo, stanno già parlando delle Isole. Mi sono deconcentrata e non ho sentito né il Centro né il Sud.

Mia figlia Eugenia, orà dirà “e certo! Alessia è la tua figlia preferita!”

Va bene, l’ombrello non me lo porto; mia sorella, patita meteorologa di tutte le trasmissioni del tempo in tv, sempre alla caccia del sole per asciugare il bucato e arieggiare la casa, e mio cognato, patito anche lui per motivi ovviamente diversi, impegnato a scongiurare neve e maltempo, portatori di ansia, in quanto i suoi familiari viaggiano in auto per andare al lavoro! mi hanno detto che sarà un settimana di bel tempo (forse). Ma poi che me ne importa, se piove troverò una soluzione altrimenti che fa!, mi bagno. Uffa, che affollamento di pensieri! Sono già in ritardo.

Mi preparo il terzo caffè. No, è meglio di no, se dopo mi lavo i denti, il sapore del caffè scomparirà. Ok, allora mi lavo prima e poi mi faccio un altro caffè, no aspe’ (aspetta), prima metto un sorso di latte nell’ombra di caffè che è rimasta nella tazza. Vado verso il frigorifero, lo apro, con sguardo interrogativo passo i vari ripiani, mi sembra tutto a posto, perché l’ho aperto?, ah il latte, eccolo.

Ne verso proprio un sorso, mi sembra un buon compromesso prima di lavarmi i denti, il sapore del latte è meno deciso e poi quell’ultima goccia nella tazza è sempre la più buona. Indugiando nel rimpianto di una cosa golosa che è già finita, me ne verso un altro sorso. “Uah, ‘sto latte non sape ‘e niente!”, eppure sul cartone c’è scritto a lettere cubitali cento per cento italiano, latte di montagna, biologico, alta qualità, microfiltrato e che cavolo! Va bè, meglio che mi lavo.

Vado nel bagno, allungo la mano per prendere lo spazzolino, ce ne sono tre nel bicchiere, non mi ricordo mai quale colore è il mio, celeste, oggi uso il celeste, tanto sono tutti un pò spampanati, perché non fai in tempo a comprarli che già li devi buttare, mia figlia insiste “mamma comprati quello elettrico” “si, mo’ quest’ata cosa ce vole ‘ncoppa o lavandino!”, mi guardo allo specchio, oddio, che brutta faccia, guarda che solchi, quanto mi trascuro, ecco, penso, oggi mi metto la crema idratante, si si, farò così, aspe’, da quanto tempo è aperta, dice che scade, non la metto da chissà quanto, e che cavolo!, potrei impegnarmi un poco, lo dico sempre, oddio guarda che capelli crespi!, ma come devo fare?, il parrucchiere, devo andare più spesso dal parrucchiere!

Ritornando in camera da letto, mi ricordo che mi sono scordata di mettere la crema e farmi il terzo caffè. Va bè, non fa niente. Perché poi, sul sapore del dentifricio non mi piace!

Rifaccio il letto velocemente, non c’è tempo per arieggiare. Mi vesto. Che mi metto oggi? Guardo i jeans di ieri buttati confusamente sulla poltroncina di fronte al letto, tra calzini, tuta, pigiama, sono tentata di infilarli, e no, che vergogna, ho l’armadio che scoppia, che penseranno in ufficio, si trascura, perché, che le sta succedendo?, va bè, però è tutta roba degli anni precedenti, e poi sono ingrassata, sulle stampelle ci sono pure i pantaloni che mi vanno stretti, devo andare a comprarmi qualcosa, ma dove lo trovo il tempo?, che depressione a guardare ”sta robba” appesa! Poso quel jeans e ne prendo un altro. Uffà!

La maglietta, devo scegliere la maglietta, bisogna vestirsi a strati, improvvisamente capita che mi viene caldo!, squilla il telefonino: Alessia è la prima a scendere da casa, lì a Seregno. Rispondo, metto il vivavoce, appoggio il cellulare sulla mensola centrale dell’armadio, è facile, le domande sono sempre le stesse e le risposte pure. Continuo a frugare nell’armadio, ignorando la tristezza di saperla lontana, tanto tra poco la vedo, il weekend dei morti, guarda tu!

Ok, vado sul sicuro, scelgo una maglietta rassicurante, mi dirigo alla scarpiera, mentre parlo guardo le confezioni di acqua per terra, mi ricordo che devo prendere la liscia per portarla in ufficio, è importante bere almeno due litri di acqua al giorno lontano dai pasti, infilo le scarpe, saluto Ale, sentendomi in colpa per non averle prestato attenzione, vado verso il salotto a prendere la borsa, sempre la stessa, ‘che mi scoccio di fare il travaso, il giubbino, ah, mi ricordo, lo yogurt, perché alle dieci mi viene fame.

Meno male che non mi trucco!

“Carmine io vado!”, lui è sul divano, con la Tv accesa, impegnato nei suoi traffici mattutini di scambio catene del buongiorno con foto e/o video. Nel caso non mi abbia sentito, alzo la voce e ripeto la frase, finalmente si alza e per farmi una cortesia corre sul pianerottolo a chiamare l’ascensore!, rientra, un bacio veloce, sono in ritardo, “devo fare qualcosa?” mi chiede lui quasi sulla porta, “che me lo chiedi a quest’ora?” penso irritata, dirigendomi verso l’ascensore, ho caldo, sto sudando, mi fa fare nervosa, mi tocca sempre pensare a tutto! al posto di stare sul divano a mandare quegli stupidi messaggi non potevi venire a chiedermelo prima?, chiaramente, per evitare discussioni, sto zitta, le porte si chiudono sulla sua faccia interrogativa. Alzo la voce: “ti chiamo dopo!”

Recupero le chiavi del garage dalla borsa, mi destreggio tra giubbino, cellulare, bottiglia d’acqua da due litri, controllo se il badge è nella borsa. Faccio il percorso velocemente, la salita pure, meno male che vado in palestra, recupero, faccio le scale, entro con un buongiorno ed un sorriso, sono sempre in anticipo!

Tiro un sospiro di sollievo!

Ma perché ho fatto questa corsa?