Economia in pillole

ANDIAMO IN BANCA.

Carmine Cioppa
Scritto da Carmine Cioppa

Oggi vediamo da vicino cosa comporta scegliere una Banca, compreso l’Ufficio Postale: vantaggi e svantaggi, consigli.

Ma quale banca? Quella sotto casa dove c’è comunque la possibilità di guardare in faccia l’impiegato e farsi dare qualche consiglio oppure quella “online”, più immediata e più moderna? E perché non all’Ufficio Postale?

Scegliamo una via di mezzo: ufficio sotto casa ed operatività on line. Una scelta che evita la fila ed i maggiori costi delle operazioni fatte allo sportello.

Non trascuriamo che quel nostro “amico”, simpatico e sempre corretto, ci suggerisce le cose che conosce e che la sua banca gli chiede di “vendere”; tra l’altro probabilmente, fra qualche tempo, non starà più in quella sede o, addirittura, in quella banca.

Primo comandamento.

Ribadisco il primo comandamento, l’unica nostra tutela: cerchiamo di capire, ripetiamo le domande fino alla noia, ma scegliamo in piena consapevolezza e non ricorriamo ai casi analoghi del parente o del compare, perché gli abiti, se non fatti su misura, presentano comunque dei difetti.

Cominciamo ad accendere un c/c, indispensabile per effettuare versamenti e prelevamenti, bonifici, pagamenti ripetitivi di utenze e, come appoggio, per carte di credito e debito e, se del caso, di deposito di titoli.

Il contratto che sottoscriviamo è un contratto di adesione, come quelli delle polizze assicurative; non è possibile modificarlo, anche se riuscissimo a leggere e capire tutte quelle clausole astruse. Possiamo, invece, chiedere miglioramenti delle condizioni standard, magari con l‘applicazione di una convenzione che si adatti alla nostra attività ed al “profilo” che scaturisce dall’intervista a cui siamo sottoposti, che ha lo scopo essenziale di far richiamare la nostra attenzione su operazioni non adeguate alle nostre conoscenze dei prodotti offerti.

Parametri utili.

Qualche parametro utile: un c/c con un’operatività “bassa” – circa 10 operazioni al mese – costa intorno ai 100 euro annui, a cui vanno aggiunti € 34,20, sempre annui, ma solo nel caso in cui la giacenza, che teniamo mediamente in un anno sul conto, superi i 5.000 euro. Altre voci di costo: spese per la liquidazione degli interessi, l’invio degli estratti conto, i bonifici, la conferma con sms delle operazioni e ….qui la fantasia raggiunge vette impensabili.

Se vogliamo evitare spiacevoli sorprese, dobbiamo, perciò, conoscere bene quali operazioni pensiamo di effettuare su quel conto, trattarne il costo e farci precisare in dettaglio tutte le altre voci. Ovviamente questo ci tutelerà fino a quando la Banca non deciderà di comunicarci le nuove tariffe! A quel punto torneremo a negoziare.

Incidenza del costo di un conto corrente.

Qualche piccolo calcolo per comprendere bene l’incidenza del costo di un c/c che forfettariamente consideriamo in 120 euro annui.

Immaginiamo di depositare su quel conto 100mila euro e li tenerli fissi per un intero annui; al massimo riusciremmo ad ottenere l’1% di tasso creditore, che significa 1000 euro lordi in un anno, che, dopo l’applicazione dell’imposta del 26% , diventano 740 euro. Poca cosa rispetto ai costi!

Precisiamo che il 26% è la tassazione sulle rendite finanziarie che la Banca gira al Fisco ed è diversa a seconda della natura di tali “rendite” (per il Titoli di Stato o per i Buoni fruttiferi postali, ad esempio, è del 12,5%).

Altri consigli.

  1. Quando effettuiamo un versamento non in contanti non sempre possiamo prelevarlo nello stesso giorno. Se non è maturata la valuta – tecnicamente la data da cui decorre il calcolo degli interessi – è come se prelevassimo allo scoperto, con la conseguente applicazione di rilevanti interessi a debito. Inoltre, in alcuni casi, come quello del versamento di assegni, la Banca blocca l’importo per il tempo che ritiene occorrente affinché l’assegno versato possa considerarsi pagato.
  2. Siamo sicuri di quella Banca alla quale ci stiamo rivolgendo?

La risposta è “Sì”, ma fino all’importo di € 100.000,00 (centomila) purché in c/c o in altra forma di deposito, se la Banca aderisce al fondo interbancario di tutela dei depositi. Lo fanno in genere tutti gli Istituti, ma sarà facile controllarlo sull’apposito sito e dalla documentazione che la Banca ci sottopone.

E’ una garanzia che si applica per ogni rapporto intestato allo stesso depositante anche su Banche diverse (mi spiego meglio: se ho cinque conti, a me intestati, presso cinque banche diverse, e su ogni conto ho un saldo di 100mila euro, sarò garantito fino all’ importo di 500mila euro).

  • Se sottoscriviamo dei titoli (obbligazioni, azioni, titoli di Stato, ecc.), dobbiamo accendere un deposito a custodia, con costi aggiuntivi, collegato al c/c.

Che garanzia abbiamo per questo deposito?

Il rischio che corriamo è quello connesso con le vicende del singolo titolo. Per il deposito a custodia, si applica, infatti, il principio della gestione separata; quel deposito, cioè, non ha alcun rapporto con il patrimonio della Banca ed è tutelato anche se la Banca dovesse fallire.

Per ora, mi pare che basti.