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Alette di pollo alla messicana di Bruno Barbieri.

Antonietta Polcaro
Scritto da Antonietta Polcaro
Questa ricetta, intercettata durante il periodo di chiusura, oltre ad essere molto invitante, è un modo per sorridere delle “manie” della mia famiglia.
alette di pollo

Ingredienti per 4 persone

  • 500 g di alette di pollo
  • 1 cucchiaio di miele
  • 1 spicchio di aglio
  • una manciata di olive nere
  • qualche fogliolina di menta
  • un rametto di rosmarino
  • 1 foglia di alloro
  • 1 cucchiaio di semi di finocchio
  • 1 cucchiaio di tabasco
  • poca maggiorana
  • 1 cucchiaio di paprika dolce
  • pepe nero
  • poco olio extravergine d’oliva
  • sale

Ho utilizzato alcune erbe fresche ed altre secche. Se qualcosa non ci piace, potremo ometterla. Secondo il mio gusto, ho trovato essenziali la paprika dolce (ho abbondato oltre il cucchiaio), i semi di finocchietto (non l’avrei mai immaginato), l’aglio, il miele (il cui dolce sparisce nelle spezie), l’olio e il sale.

In una ciotola mettiamo a marinare le alette già pulite con tutte le spezie. Condiamo e mescoliamo con le mani. Lasciamole marinare per almeno un’ora in frigo.

Dopodiché riscaldiamo il forno a 220°, mettiamo le alette su una teglia ricoperta di carta forno (io ho aggiunto ancora paprika) e cuciamo per una mezz’ora.

alette di pollo

Ingredienti per la salsa

  • 1 vasetto di yogurt magro
  • un po’ di acqua fredda
  • 2 cucchiai di giardiniera
  • scorza di limone grattugiata
  • erba cipollina
  • sale

Tritiamo la giardiniera (io ho utilizzato quella sott’olio, aggiungendo due cucchiaini di aceto nello yogurt). Mettiamo lo yogurt in una ciotola, un goccio di acqua fredda, un po’ di scorza di limone grattugiata, la giardiniera, un pizzico di sale e l’ erba cipollina.

Mio padre e il pollo ruspante.

Come ho già avuto modo di raccontarvi, mio padre è stato sempre molto tradizionalista in cucina. Era cresciuto in campagna, dove i miei nonni coltivavano e producevano grandi quantità di uva, olive, nocciole. Vivevano di quello ed allevavano per lo più animali da cortile.

Quindi, lui, sin da piccolo, fu abituato all’uovo fresco (che da grande, quando andò alle scuole superiori, 30 Km a piedi tutti i giorni, gli servì da merce di scambio per comprarsi le sigarette), alla pasta fatta in casa, ai polli ruspanti, al coniglio.

Quando, più tardi, si sposò con mamma, lui prese le redini della cucina. Insegnavano entrambi e per un periodo, per motivi di lavoro, dovettero vivere separati.

Grazie alla presenza dei coloni, che lo aiutavano in campagna, papà continuò, pure, ad allevare polli e conigli.

Quindi, a casa nostra, non si acquistavano uova e  neppure carni di allevamenti di cui non si conoscessero le origini paesane.

Ma io desideravo il pollo da allevamento.

Io, grande contestatrice in erba, mal sopportavo i polli che improvvisamente mi trovavo tra i piedi e che, forse, avvertendo l’antipatia, volevano pizzicarmi, le galline, che ritenevo stupidissime con il loro chiocciare a vuoto, le bottiglie di pomodoro per le quali eravamo costretti ad alzarci presto per quasi tutto il mese di agosto!

Per non parlare della raccolta delle nocciole, in cui si stava chinati per ore, né di quella delle olive che dopo la raccolta dovevano essere ripulite dalla foglie!

Perché noi non eravamo come gli altri che per fare la spesa andavano nei negozi di alimentari?

Questo mio desiderio di mangiare “cibi non autoprodotti” fu esaudito quando mi fidanzai (giovanissima).

La mia futura suocera viveva in un appartamento ed aveva quattro figli. Trascorreva molto tempo in cucina per accontentare la famiglia a pranzo e a cena e, per la prima volta, vidi da vicino gli scatoli dei pelati, i pacchetti di plastica delle uova, le bottiglie di olio con l’etichetta. Poi pane, biscotti, merendine, marmellate, tutto rigorosamente acquistato.

Ma, soprattutto, potei assaggiare il pollo di pollicoltura cucinato al forno con le patate, cosa che a casa mia non era mai stata possibile a causa delle grosse dimensioni dei polli nostrani, che avevano bisogno di cotture prolungate e in umido.

Certe volte, lei cucinava anche sole le alette con le patate e quando capitava di cenare lì io ne sceglievo sempre qualcuna più bruciacchiata!

Quando papà mi sentiva apprezzare il pollo con le patate di mia suocera, mi guardava con un espressione disgustata, visibilmente contrariato!

E giù a dirmi, quasi offeso, che chissà cosa davano da mangiare a quei polli e … mi fermo qui!

alette di pollo

Ebbene, le alette dello chef Barbieri hanno risvegliato in me questi ricordi! Li ho cucinate pensando a loro, che sicuramente da lassù mi staranno guardando divertiti!

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